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Il territorio di riferimento dell’Agenzia è situato sull’altopiano della Sila e comprende quasi interamente la Sila Grande e la Sila Greca. L’area ricade nella Provincia di Cosenza e fa parte del Parco nazionale della Sila.

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La Sila, delimitata a nord dalla Piana di Sibari, ad est dalle pianure ioniche, a sud dall’Istmo di Marcellinara e ad ovest dalle valli del Crati e del Savuto, si distingue dal resto dell’Appennino per una struttura e un’orogenesi completamente differenti, tanto da poter essere considerata, insieme agli altri monti della estremità meridionale della Calabria, parte di quelle che alcuni geologi hanno chiamato “Alpi calabresi”.

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“E’ un venerando altipiano granitico, che già si ergeva qui quando gli orgogliosi Appennini sonnecchiavano sul letto melmoso dell’Oceano, una regione dolcemente ondulata con le cime delle colline coperte di boschi e le valli in parte coltivate e in parte adibite a pascolo. Se non fosse per la mancanza dell’erica con le sue caratteristiche sfumature violacee, il viaggiatore potrebbe credere di essere in Iscozia. Troviamo lo stesso piacevole alternarsi di boschi e prati, gli stessi enormi massi di gneis e granito, la stessa esuberanza di acque vive”. Norman Douglas così descriveva nel 1915 la Sila. Molto efficacemente seppe sintetizzare in poche righe le più importanti caratteristiche del paesaggio silano: L’antica orogenesi, la dolce morfologia dei rilievi e l’aspetto nordico del paesaggio.

Nata infatti in un’epoca geologica più remota rispetto agli Appennini, la Sila è composta prevalentemente da rocce cristalline e, in minor misura da graniti: sui bordi del massiccio si trovano anche altre formazioni rocciose, con scisti, micascisti, calcari cristallini, argille, marne plioceniche e arenarie mioceniche, e quindi non si ha predominanza del calcare che invece caratterizza gran parte degli Appennini fino al Pollino.

La Sila è davvero, come fu definita nel 1770, il "Gran Bosco d'Italia": il fascino e la ricchezza delle sue foreste furono cantate da Virgilio e da Strabone. Del suo legno si approvvigionarono le popolazioni preistoriche dell'Appennino meridionale, i Sibari e i Bruzi, le truppe romane, gli edificatori medievali delle Chiese e dei palazzi della Roma di Papa Gregorio Magno, i pastori e tutte le genti di Calabria.

Il Parco Nazionale della Sila è stato istituito con la legge 344/97 e si è dotato di una struttura gestionale ed amministrativa stabile in seguito al Decreto del Presidente della Repubblica del 14 novembre del 2002 dopo un lungo e complesso iter amministrativo. Nella perimetrazione del Parco, che interessa 73.680 ettari di 21 comuni delle province di Cosenza, Catanzaro e Crotone, è ricompresa la Riserva Naturale Statale Biogenetica “I Giganti della Sila” e ben 9 Riserve naturali Biogenetiche dello Stato: Gallonane, Golia Corvo, Tasso-Camigliatello, Poverella-Villaggio Mancuso, Coturelle - Piccione, Gariglione Pisarello, Macchia della Giumenta-S. Salvatore, e Trenta Coste. Tre sono invece i centri urbani inseriti nel Parco: Longobucco in Provincia di Cosenza e Albi e Zagarise in Provincia di Catanzaro.

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Centro visitatori del Parco

Sono inoltre inseriti nel Parco i Villaggi rurali della riforma agraria. Una vasta biodiversità vegetale, mutevole con il variare dell’altitudine, rende tipico il paesaggio del Parco. Partendo dalla zona pedemontana del comprensorio, sono tre gli spazi vegetazionali presi in esame, costituiti dalle specie arboree, arbustive ed erbacee. Il primo dell’alta macchia mediterranea, in successione quella del pino laricio, sicuramente il più pregnante e connotativi del bosco silano, e da ultimo, il più alto, quello occupato prevalentemente dal faggio.

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La Sila Grande si estende al centro del massiccio e comprende le zone più popolose ed attive dell'altopiano: dai rinomati centri turistici di Camigliatello Silano e di Lorica, noti soprattutto per i comprensori sciistici di Monte Curcio e Monte Botte Donato, ai laghi artificiali del Cecita e dell'Arvo.

E' qui il cuore geografico dell'altopiano, dove foreste solenni di conifere si susseguono a perdita d'occhio, intervallate solo da grandi praterie che illuminano il fondo delle conche fluviali, dove un dedalo di ruscelli, fiumi e torrenti dalle acque cristalline s'intersecano in ogni direzione a formare una sorta di labirinto. Sono qui ospitate le conche lacustri che oggi accolgono i tre laghi artificiali magnificamente incastonati in superbe cornici di foreste, l'Arvo vicino lorica, il Cecita a sud di Camigliatello Silano, ed il lago Ampollino, nei pressi di Villaggio Palumbo.

A nord si eleva la dorsale del monte Altare (1651 m.) e del monte Sordillo (1551 m.) che separa, con un lungo susseguirsi di secolari foreste di conifere, le valli del Trionto e del Mucone fino a dominare le splendida valle della Fossiata.

A sud, tra le belle valli del Neto e del Garga, si eleva il monte Volpintesta (1730 m.) la cui oscura mole incombe sul lago di Ariamacina. Quasi al centro dell'altopiano è posto l'imponente complesso del monte Botte Donato (1928 m.) che costituisce la massima vetta della Sila e dalla sommità del quale si intravede uno spettacolare panorama che raggiunge anche il mare posto a soli 30 km di distanza! Ad est il crinale del Botte Donato si estende tra i bacini del Garga e del lago Arvo, tra l'Arvo e l'Ampollino infine, c'è la dorsale del Montenero (1881 m.) caratterizzata dall'alternarsi di oscure selve ed ariose praterie.

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Il lago di Cecita (alt. 1230) con una superficie di kmq 13, un invaso di 108 milioni di metri cubi d’acqua, realizzato nel 1950/55, alimenta le centrali elettriche di Acri Bisignano. Il lago Arvo (alt. 1.271), in località Nocelle ha una superficie di 8 kmq ed un invaso di 84 milioni di metri cubi d’acqua. Realizzato nel 1926/32, è anch’esso idroelettrico. Infine, il lago di Ariamacina (alt. 1.311), con un invaso di 4 milioni di metri cubi di acqua, realizzato nel 1953/55, anch’esso sfruttato a fini idroelettrici. Questi laghi attirano inoltre turisti per la pesca sportiva di acqua dolce.

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Il lago Cecita

  La Sila Greca, così denominata per essere stata storicamente soggetta ad influssi culturali orientali, dai Greci ai Bizantini, dai monaci basiliani agli Albanesi, si estende dai confini settentrionali dell'altopiano fino alle valli dei fiumi Mucone a sud- ovest e Trionto a sud-est. Elemento dominante dell'habitat naturale della Sila Greca è certamente il bosco di latifoglie che ammanta quasi ovunque le corte catene montuose, che dal nucleo orografico centrale del massiccio, costituito dal M. Paleparto (m. 1481), scendono verso il tratto più meridionale della Piana di Sibari e dell'omonimo golfo. Il Cozzo del Pesco (m. 1183), La Serra Crista d'Acri (m, 1124), La Serra Castagna (m. 1310) rappresentano, insieme allo stesso M. Paleparto, i punti più elevati del sistema montuoso della Sila Greca. Le pendici aderte, tormentate da profondi ed orridi canaloni, questi rilievi si presentano letteralmente invasi di vegetazione fin nelle pieghe più riposte. Sui culmini, caratterizzati per lo più da brevi crinali, enormi blocchi di roccia si susseguono dando vita a curiosi cumuli, mentre nei valloni precipiti che solcano i fianchi dei monti si addensano spesso enormi quantità di detriti provenienti dalle erosioni conseguenti ai disboscamenti che pure hanno interessato questo settore dell'altopiano.

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Il territorio è quindi piuttosto eterogeneo; presenta un'ampia fascia pianeggiante che costeggia il mare, seguito da medie colline, altopiani e montagne. E’ attraversato da un unico fiume, il Trionto, (anticamente forse navigabile) ma sono presenti moltissimi piccoli cor­si d'acqua, più propriamente chiamati fiumare (tra i mag­giori: Cino, Citrea, Celadi, Colognati, Coserie,  Fiumarella, Laurenzana, Nicà, ecc.), il cui regime passa, dalle forti variazioni di portata delle piene invernali all'aridità quasi totale di alcuni mesi dell'anno.

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Il letto del fiume Trionto

 

     
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